lunedì 28 gennaio 2013

Cocci aguzzi di bottiglia...


"Meriggiare pallido e assorto" è una delle più famose poesie di Eugenio Montale, tratta dalla raccolta "Ossi di seppia".
È stata scritta nel 1916. Il poeta descrive le sensazioni che prova standosene presso un "rovente muro d'orto" nelle ore più assolate della giornata.

E' in ascolto dei rumori della natura...come merli, cicale o serpi, e da questa immersione primordiale, emerge in maniera disincantata e dolorosa, tutta la fatica di vivere.

Come le formiche, anche gli uomini si danno un gran da fare, tra fatiche, delusioni e disillusioni.
E quando vuol provare a guardare oltre al "muro", trova dei cocci aguzzi di bottiglia, come a significare che la conoscenza gli è preclusa, ed in ogni caso è fonte di dolore.

Rimane quindi l'impossibilità per l'uomo di avere delle risposte esistenziali definitive.

Meriggiare pallido e assorto


"Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la véccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora si intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia."





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